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By Matteo Squillace
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A pochi mesi di distanza dalla morte di Franca Sozzani (per ventotto anni direttrice di Vogue Italia) il mondo della moda italiana si stringe intorno alla figura di Laura Biagiotti. La stilista romana è scomparsa nella notte tra giovedì e venerdì alle 2.47 del mattino, dopo essere stata ricoverata all’Ospedale Sant’Andrea di Roma per un arresto cardiaco.

A 73 anni se ne va quindi un’icona assoluta del made in italy, che nel corso di una carriera lunga oltre quarant’anni ha saputo fare breccia in tutto il mondo grazie ai suoi abiti, che le sono valsi l’appellativo di “regina del cachemire” (soprannome coniato dal New York Times). 

Dopo un periodo di apprendistato nell’azienda di famiglia della mamma Delia, il boom economico che portò alla fondazione della maison. Nel 1980, dopo aver collaborato con Roberto Capucci e Rocco Barocco, stabilisce il proprio quartier generale nel maestoso Castello di Marco Simone a Guidonia, che contribuì a restaurare assieme al marito Gianni Cigna.

Dopo aver firmato le divise delle hostess Alitalia agli inizio degli anni ’80 (simbolo del rilancio dell’eleganza italiana), Laura Biagiotti si rese protagonista di alcune sfilate storiche per la moda nostrana: nel 1988 creò idealmente un ponte con la Cina ed estendere ancor di più l’orizzonte dei mercati conosciuti, diventando la prima stilista capace di sfilare a Pechino, poi sette anni dopo una passerella storica a Mosca, nella vecchia sede del PCUS. Un pezzo di cuore pulsante della moda che ha smesso di battere: ora il testimone passerà alla figlia Lavinia, già vicepresidente del gruppo Biagiotti.