When you get black…
21 Febbraio 2017
Una pelle a prova di selfie
21 Febbraio 2017

By Alessandra Mazzolari
21 Febbraio 2017

“Nel giro dei prossimi cinque anni abbiamo intenzione di aprire fra i 200 e 300 punti vendita in Italia”. A tutti gli amanti di Starbucks: questa non è una bufala. A confermarlo non è solamente Antonio Percassi, che dopo Victoria’s Secret ha creato le basi per l’arrivo di un altro colosso statunitense: oramai il nome del marchio fondato a Seattle oltre quarant’anni fa è sulla bocca di tutti. Le palme della discordia in Piazza Duomo a Milano hanno fatto storia, spaccando in due l’opinione pubblica e il fronte della politica (anche se il sindaco Sala ancora non si è pronunciato sulla questione).

Al Comune di Milano (che per i prossimi tre anni incasserà circa duecentomila euro per aver appaltato questo “giardino”) la situazione è già sfuggita di mano: tra sabato e domenica scorsa una delle palme ha preso fuoco a causa di un incendio doloso. Di certo non la migliore delle accoglienze o come quella che si aspettava Howard Schultz, CEO di Starbucks. E pensare che fu proprio durante un viaggio in Italia datato 1983 che l’imprenditore newyorchese rimase folgorato dal culto del caffè che caratterizza il nostro Paese.

Dopo aver acquisito Starbucks nel 1987 e aver aperto oltre 24mila punti vendita in oltre settanta stati in tutto il mondo, Schultz e la sua azienda dovranno affrontare la vera prova di maturità: fare breccia nel cuore di chi considera il caffè una vera istituzione. Espresso o Mocha Frappuccino? La battaglia si annuncia asprissima, e inizierà ufficialmente nel 2018, data di apertura del primo Starbucks milanese in piazza Cordusio.