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By Giuseppe Trapani
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Un successo prevedibile che per la prima volta divide la critica e probabilmente va letto criticamente e ben al di là della qualità in se dell’operazione. Stiamo parlando de La mossa del cavallo, film tv tratto dallo spassoso romanzo poliziesco di Andrea Camilleri scritto nel 1999, trasmesso su Raiuno lunedì con risultati di ascolto straordinari, conquistando il prime time con 7 milioni 966mila spettatori e il 32,3% di share.

Introdotto da un Camilleri emozionato nel proporre in televisione per la prima volta un suo romanzo storico; la storia è il risultato dall’ingegno creativo dello scrittore siciliano il quale maneggia sapientemente fatti accaduti nell’isola nella seconda metà dell’ottocento sopratutto nella guerra fra un Piemonte conquistatore e i siciliani che provano a evadere la “tassa sul macinato” considerata odiosa contro i lavoratori dei mulini. Su questo sfondo il protagonista Giovanni Bovara (Michele Riondino) siciliano di origine ma genovese di adozione, torna nella sua terra e rimane intrappolato nello scacchiere dei poteri in conflitto. Da lì parte il noir nel quale emerge l’affresco di una terra colma di contraddizioni, metafora dell’animo umano sopraffatto dalle passioni (il prete donnaiolo, l’evasione fiscale, l’omicidio, la menzogna). Il genio di Camilleri armonizza tutto ciò in una tragedia-farsa godibile anche a coloro che non conoscono il dialetto. In tanti guardano il Camilleri made in Raiuno ma proprio per questo la critica comincia a divergere in due scuola di pensiero.

Da un lato “montalbanizzare” ogni romanzo di Camilleri da un lato rassicura poiché si va sul sicuro, il registro è prevedibile (nel dialogo tra Riondino-Bovara col suo assistente sembrava i già visti botta e risposta tra il commissario e Catarella, per fare un esempio macro). In questo senso lo spettro del brand montalbano a tratti aleggiava come una cappa ingombrante. Dall’altro però l’enorme fidelizzazione del pubblico è indicativo del suo bisogno di produzioni azzardate per qualità rischiando anche sulla versione tv della letteratura contemporanea.

La cornice è chiara, le atmosfere sono polverose, da scenario di frontiera. Non a caso il regista Gianluca Maria Tavarelli ha dichiarato nella conferenza stampa di presentazione del film che si tratta di un vero e proprio western: “Grazie alla scelta di trasformarla in western in terra di Sicilia, questa storia si sottrae a tutte le trappole del film in costume”. E questo approccio autoironico ha in qualche maniera funzionato ovvero l’aver alterato (senza esondare) il contesto della storia in questa chiave, con un chiaro omaggio al cinema di Sergio Leone ma anche al neo-western di Quentin Tarantino.