La fama logora chi ce l'ha?

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La fama logora chi ce l’ha? – Il circolo degli illuminati non ha dubbio alcuno, sciolta la riserva e firmata tra le parti coinvolte “insieme vuoto” e “anello banale”, è arrivata la conferma che in pochi avrebbero scommesso: il mondo dorato è quello della notorietà.
Alla notizia inattesa, i rappresentanti della componente mitomane si sono ammassati fuori dagli studi di Cologno e hanno alzato in cielo il santino di Barbara D’Urso irradiata dai fari teatrali a seicento watt e resa angelica dalla macchina del fumo, e al tre tutti assieme hanno recitato all’unisono “noi vogliamo essere te”.

Frane di scendimento e colamenti di terreni si sono registrati in quell’istante a Stoccolma nei pressi dell’Accademia reale svedese delle scienze, implosione alla Sorbona, e blackout in tutto viale Europa. Dubbi iperbolici sulle cause degli eventi registrati nei primi due siti, certezza assoluta per il terzo caso: accensione dell’arricciacapelli della Marini pronta per ancheggiare con il fianco destro nella telecamera di destra e con il fianco sinistro in quella di sinistra negli studi milanesi. L’evoluzione della specie televisiva è una meraviglia.
Pare che il mondo dello spettacolo, del cinema e della musica regalino il salvacondotto per una vita facile e divertente, uno slalom dove le difficoltà da evitare sono intervistare la Bertè da sobria, presentare Manuela Arcuri come attrice, applaudire Max Felicitas che canta “Cagne”. Chi non vorrebbe trovarsi in discese così semplici, dove il massimo rischio è inciampare nella contessa De Blanck che sfancula Carmen Russo o nel dover parafrasare Nina Moric dall’italiano-per-immigrati all’italiano ufficiale. Quest’ultima piaga è stata smentita da un laureando che ha presentato una tesi dal titolo “Cambiamenti semantici del linguaggio a seconda della quantità di filler iniettato nel labbro superiore” in cui sostiene sperimentalmente a colpi di zoom e moviola sul glitter labiale che la bella croata conosca perfettamente la lingua italiana a livello “madrelingua” ma che la pronuncia ne segni l’incomprensibilità.
Da qui la difficoltà per il conduttore al quale non viene più passato l’assegno per l’interprete e che quindi si trova con la Moric di fronte a dover far tutto da solo: intervistare e interpretare ciò che dice. Sforzi da far rimpiangere la pala e il piccone.
Dicevamo? Ah sì, parlavamo di quanto bello fosse vivere nel mondo dorato di gente con i vestiti impaillettati e cervelli impagliati.
Certo, apparire in tv piallati e cofanati soddisfa il bisogno narcisistico di ognuno ma la condizione d’esistenza ignorata è che per una media di tre milioni di spettatori ce ne sono altrettanti che ogni giorno ti riconoscono per strada e ti fermano per una foto mentre stai scendendo a buttare la monnezza o stai sradicando le infestanti nell’orto o magari stai soffrendo sotto al sole perché l’indomani sei in diretta con affianco Belen e rischi di farla apparire per contrasto più figa di quanto non sia già. Tu sei lì, tipo sbarcato a Lampedusa irriconoscibile se non per le protesi degli zigomi o le extension di Aldo Coppola e vieni immortalato con la maglietta pezzata e l’herpes simplex al secondo giorno. Quindi ti presti a fare la foto, scappi a casa, chiudi la porta con doppia mandata di sicurezza per assicurarti che l’orda che da lì a poco si mette in fila non riesca ad infiltrarsi dentro, accendi Facebook e ti trovi taggato in una foto con annessa didascalia “Sudore e croste”. Chiami il tuo avvocato, chiedi se la foto può essere rimossa e mentre ti dice di no, contemporaneamente lui ti informa che l’udienza per Vallettopoli è stata indetta per il giorno in cui avevi prenotato l’ albergo a Fregene, che la querela contro il giornalista è stata archiviata e che la parcella da pagare è di tremila euro. Tutto ciò mentre la foto è arrivata a quota 2500 condivisioni: finalmente tutta Italia sa che anche se lavori in Tv sudi come ogni altro essere umano e che l’herpes causa delle vescicole. Ottimo.
Poi ci sono gli sguinzagliati di Signorini, quelli che aspettano di fotografarti col dito nel naso, che per carità non sarà fine ma è umano, mentre stai aspettando che tuo figlio esca da scuola, dal corso di Web design, dall’allenamento kick boxing o dalla fisioterapia per i dorsali incriccati.
Poi ci sono i millantatori, quelli che vanno a raccontare nei salotti che sono stati a letto con te, e se il giorno prima eri ospite ad Anno Zero a parlare di immigrazione quello dopo sei a Pomeriggio 5 a giustificarti perché il giorno in cui sei andato a letto col millantatore i tuoi calzini puzzavano.
A chiudere il cerchio magico della popolarità ci sono quelli che estrapolano frasi dette alla vicina, al giardiniere o alla zia in cui il giornalista truffaldino omette volontariamente il contesto, il tono della voce e del rapporto così ti ritrovi in prima pagina in odore di mafia per aver detto “Aspetto la busta” dove eri in ansia per la raccomandata del contratto che ti dà da mangiare per i prossimi sei mesi.
La notorietà non fa si che tu sia felice. Ma più probabilmente fa sì che tu sia un affiliato di Felice Maniero.