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By Mariella Baroli
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Si è spenta a poco più di un mese dal suo ottantottesimo compleanno, Inge Feltrinelli. La regina dell’editoria internazionale, che non ha mai permesso al dolore della malattia di uscire dal privato, ha guidato la casa editrice Feltrinelli dal 1972, dopo la scomparsa del marito Giangiacomo.

Nata in Germania nel 1930 – all’alba dell’ascesa di Hilter – da padre ebreo, Inge ha più volte raccontato la sua esperienza da bambina ai tempi della segregazione razziale. In un’intervista ha raccontato di aver trascorso “una gioventù tra il sogno e la verità di una brutalità vera” dove “la gente sentiva puzza di morte per le strade”. Un periodo difficile che le ha permesso di diventare ancora più forte e di intraprendere con successo la carriera di fotoreporter nel dopo guerra. “Vivace, allegra, incredibilmente curiosa e dotata di una buona dose di faccia tosta” Inge incontra il futuro marito Giangiacomo Feltrinelli nel 1958 proprio quando l’uomo è in procinto di pubblicare quello che diverrà un classico: Il Gattopardo. I due si sposano nel 1960 e così, fino alla sua morte, Inge si circonda di libri, librai, editori, scrittori e lettori. Per lei un buon editore doveva “senza sapere nulla, fare sapere tutto o almeno tutto quello che serve”. Insieme al marito , nel 1964, si reca all’Avana per lavorare con Fidel Castro sulla sua biografia.

Inge è l’ultima rappresentante di un’editoria dove si rincorrono le idee, non il denaro. La sua Feltrinelli è sempre stata in movimento, un carosello di grandi personalità e pensatori da tutto il mondo. Il figlio Carlo l’ha definita “un misto tra Audrey Hepburn e Leslie Caron”, una donna dalle straordinarie abilità oratorie, ricca di aneddoti e ricordi. Nel suo ufficio campeggiava una foto scattata a Villadeati che la ritraeva allungata per terra in mezzo agli editori di tutto il mondo con la didascalia “Ubriachi e felici”. Il suo entusiasmo per il mondo e tutto quello che c’era da scoprire sarà sempre ricordato.

 

Ph: LaPresse – Archivio Storico