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By Matteo Squillace
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La pipa di ordinanza e l’inseparabile vestaglia di seta lo hanno accompagnato fino a oggi: le conigliette, le mogli e le donne sulle copertine della sua rivista cambiavano, ma i rituali di “Hef” sono rimasti sempre quelli. Hef è il nomignolo con il quale tutti a Beverly Hills chiamavano Hugh Hefner, scomparso a 91 anni là dove per anni hanno scorrazzato Playmate, personaggi celebri, artisti e scrittori: la Playboy Mansion. Negli anni ’50 decise di cambiare le regole del gioco, e sconvolgendo l’editoria puntò tutto su una biondina esplosiva che di nome faceva Marilyn Monroe: l’America probabilmente divenne veramente “The Land of Freedom” solo quando Hef la prese per mano scrollandole di dosso tabù costruiti sulla sabbia.

Playboy non si limitava a fotografare senza censure le dolci curve di ragazze che da lì a poco avrebbero fatto sognare milioni di americani: col tempo arrivarono le interviste a personaggi di un certo rilievo, come Fidel Castro e Marlon Brando, i grandi fotografi cominciarono a bussare alle porte di Hefner e il mondo scoprì le conigliette, innamorandosene perdutamente.

Anita Ekberg, Cindy Crawford, Pamela Anderson e Scarlett Johansson: Hefner, nel tempo, è riuscito ad arrivare anche a loro. Playboy per anni è stato portavoce e custode della bellezza femminile: se si ha a portata di mano un’opera d’arte, che male c’è nell’esporla esaltandone le grazie e la fisicità? Sacro e profano per anni si sono mischiati sulle pagine di una delle riviste più famose del globo, e intanto Hefner collezionava mogli: Mildred (dalla quale ebbe due figli), poi Kimberly Conrad (quanti avrebbero voluto essere al suo posto) e infine Crystal, sposata nel 2012 e con la quale ha condiviso gli ultimi anni di vita nella Mansion.

Nel ’54 probabilmente perse la testa per Bettie Page, ma la verità è che Hef aveva un debole per le bionde: “Ho acquistato per 75.000 dollari un posto al Westwood Memorial, proprio accanto alla tomba di Marilyn Monroe: è lì che andrò quando non ci sarò più. Nessuno l’ha amata quanto me”. Come al solito, in fatto di donne, ci aveva visto lungo.