Omofobia: una giornata di lotta
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By Antonino Pezzo
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Il termine Hikikomori significa letteralmente stare in disparte, isolarsi, e racchiude in una sola parola la scelta drastica di adolescenti e adulti di ritirarsi dalla vita sociale. Per identificare queste persone si utilizza una parola giapponese perché è in Giappone che è nato il fenomeno, dove gli individui che hanno deciso volontariamente di segregarsi in casa sono circa 1 milione e mezzo. E’ comunque difficilissimo incontrarli, poiché il loro desiderio è stare reclusi e non avere contatti con l’esterno, quindi per parlare con una persona che ha fatto la diretta esperienza occorre andare a cercarla tra quelli “guariti”.

Gli Hikikomori perdono la passione per la vita e si sigillano nella loro camera da letto per periodi così lunghi da perdere la cognizione del tempo e dello spazio. I mesi si susseguono, gli anni si accavallano, e loro se ne stanno davanti alla tv o al pc a giocare ai videogames. Dormono, si svegliano, e il ciclo devastante riparte. Diventano la tomba della loro stessa vita. Qualcuno supera i 10 anni di reclusione, altri riescono a toccare i 20. Di solito si inizia prima di compiere dieci anni di vita o in adolescenza, invece quelli che si emarginano in età adulta finiscono per non uscire mai più dal tunnel: moriranno senza aver visto per un’ultima volta il mondo di là fuori.

È come essere già morti. Le parole pronunciate si riducono al nulla. Le iniziali stimolazioni della famiglia vengono ignorate, e piano piano ci si conduce verso un decadimento emotivo sempre più cronico. C’è la svalutazione di tutte le cose della persone: il talento, le capacità, i desideri, le scelte. Cessa di esistere il potere su se stessi, come se la vita non contasse più nulla e lo svago fosse così non mi va bene e intendo giocarla con le mie regole. Neanche la vittoria interessa più, perché si è completamente prostrati all’indifferenza, alla rassegnazione e alla desolazione umana. Ecco che depressione e solitudine diventano le migliori amiche. Se non c’è qualcuno che ti salva tu ti lasci morire.

In Italia i casi di Hikikomori arrivano a 30.000 e i maschi sono sempre in numero maggiore rispetto alle femmine. Le cause che li portano alla condizione sono varie: difficoltà relazionali, componente narcisistica molto forte che impedisce di reagire alle inevitabili delusioni della vita, rifiuto della scuola che spesso può avere come genesi atti di bullismo, l’odio nei confronti di persone o cose. Anche la dipendenza da Internet viene a volte indicata come una delle principali responsabili dell’esplosione del fenomeno, ma la verità è che essa rappresenta una conseguenza dell’isolamento, non una causa.

Molti psichiatri indicano la presenza di un disturbo pervasivo dello sviluppo di base in questi soggetti. Per tanti di loro la speranza è la reale possibilità di recupero della persona in centri di riabilitazione alla vita e alla società.