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By Mariella Baroli
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Sono passati più di 80 anni da quel 27 gennaio, giorno in cui l’esercito sovietico varcò i cancelli di Auschwitz e scoprì l’orrore dei campi di concentramento. Un tremendo capitolo della nostra storia che ci racconta la crudeltà di cui siamo capaci noi uomini. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” scriveva Primo Levi, uno dei sopravvissuti allo sterminio.

Istituito dall’Assemblea generale della Nazioni Unite nel 2005, il Giorno della Memoria non deve essere solo una semplice commemorazione, ma un “ponte” fondamentale per insegnare ai più giovani il significato di questa ricorrenza. Se le ultime generazioni hanno avuto un “contatto” con questo periodo storico, attraverso nonni e bisnonni che hanno in maniera più o meno diretta vissuto il dramma della Seconda Guerra Mondiale, per la generazione Y la Shoah è semplicemente un capitolo da studiare nei libri di storia.

La gran parte dei nati nel 2000 – che quest’anno hanno raggiunto la maggiore età – deve essere messa a contatto con il fenomeno dell’Olocausto. Libri come Il Diario di Anna Frank e film come La Vita è Bella aiutano in questa missione. Testimonianze reali e non, ma comunque toccanti che spiegano come il mondo possa cadere nella trappola dell’odio.

Mentre ai telegiornali si parla di terrorismo, conflitti a fuoco e due dei maggiori leader mondiali si dicono pronti a una guerra nucleare, capire la Shoah è fondamentale se vogliamo mantenere la nostra umanità. In tutta Italia sono stati organizzati eventi per mantenere viva la discussione e insegnare ai più giovani l’importanza di questa giornata. A Milano è possibile recarsi alla Casa della Memoria, uno spazio fortemente voluto dal Comune, dove poter discutere e incontrare i personaggi che hanno vissuto i campi di concentramento e hanno avuto la forza di raccontarlo. Perché “le cose che si dimenticano possono ritornare”.