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By Barbara Cialdi
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Nel suo libro Notes of Nursing, ancora oggi letto dalle infermiere di tutto il pianeta, la frase “ogni donna è un’infermiera” la dice lunga sul modo in cui Florence Nightingale interpretava il suo ruolo nel mondo: non come un lavoro, ma come una vera e intensa missione che, in fondo, era una stretta conseguenza dell’essere donna.  Lei, a cui il padre aveva voluto dare il nome in onore della città di Firenze, suo luogo di nascita nel maggio del 1820, negli anni è invece diventata famosa con un altro appellativo, quello di “signora della lanterna”.

È così che, ancora oggi, Florence Nightingale resta nella memoria, come colei che fondò l’assistenza infermieristica moderna, poiché fu la prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica. La prima quindi di tutte le infermiere, colei che pose attenzione a questo delicato mestiere, fatto di pazienza, comprensione e competenze scientifiche sempre più specifiche.

La sua storia, del resto, sembra un romanzo avventuroso e a tratti borghese:  dal desiderio di ribellarsi a regole imposte, compreso un matrimonio non desiderato, fino ai viaggi, fatti per scoprire il mondo ma soprattutto per prestare assistenza ai bisognosi. Era quella, infatti, la missione di Florence nella quale ha creduto fino alla fine dei suoi giorni.

All’età di diciassette anni la ragazza infatti ebbe una sorta di vocazione, una “chiamata” per svolgere un compito cristianamente sociale: assistere le persone malate. Dopo averci pensato per molti anni, finalmente nel 1845 manifestò chiaramente ai genitori il desiderio di intraprendere questo suo desiderio ma la madre, tentò di dissuaderla poiché il ruolo di infermiera, per una ragazza dell’alta borghesia non era assolutamente visto di buon grado, in quanto ritenuto ruolo al pari di vivandiera nell’esercito. Del resto, erano molte le leggende che avevano come protagoniste le infermiere, dall’essere considerate alcolizzate o addirittura ex prostitute pentite.

Florence Nightingale aveva idee progressiste riguardo alle donne, che non dovevano svolgere il solo ruolo di moglie o di madre. Non prese mai in considerazione le storie riguardanti la cattiva reputazione delle infermiere dell’epoca, quindi iniziò a dare vita ai propri sogni, prima iniziando ad assistere le persone del vicinato, poi quelle ospitate nelle istituzioni di assistenza dei poveri. Soggiornò due volte in Germania, presso Dusseldorf, in un ospedale luterano, tra il 1850 e il 1851, e lì prese consapevolezza di come doveva essere svolto il ruolo di infermiera. Rientrata in Inghilterra, a Londra riorganizzò l’Istituto per l’assistenza alle donne malate e prive di risorse economiche.

Nel 1854  decise di partire per la Turchia, durante la Guerra di Crimea, conflitto che riguardò Turchia, Francia, Gran Bretagna, Regno di Sardegna – per strategia politica di Cavour, tutte schierate contro la Russia – insieme a 38 infermiere da lei istruite. Quell’esperienza la segnò profondamente: descrisse quell’ambiente come il “regno dell’Inferno”, ma nonostante ciò continuava incessantemente a lavorare anche di notte, con una lampada, per confortare, assistere, dare speranza e sollievo ai caduti durante le battaglie. Proprio da qui le fu regalato il nome di “signora della lampada” (o lanterna).

A guerra finita, Florence rientrò a Londra, accolta come una vera eroina e successivamente fondò una scuola di addestramento per le infermiere, la Nightingale Training School, prima nel suo genere. Scrisse anche il trattato Notes on Nursing, pubblicato nel 1859 a Londra e l’anno seguente a Boston: 136 pagine che ancora oggi possono essere considerate attuali.

“Osservando le malattie – si legge nel libro– sia nelle abitazioni private sia negli ospedali pubblici, ciò che colpisce con maggior forza è il fatto che i sintomi dolorosi che di solito si considerano inevitabili e propri di quel male, molto spesso non ne sono affatto i sintomi ma sono dovuti ad altro: alla mancanza di aria fresca, o di luce, o di tepore, o di tranquillità, o di pulizia, o di regolarità e attenzione nella dieta alimentare”.

I suoi ultimi anni furono vissuti a letto e nella cecità, ma questo non le impedì di dare consigli e di accogliere nella sua casa moltissime giovani aspiranti infermiere che volevano seguire il suo esempio. Morì il 13 agosto del 1910 a Londra e, nonostante la prefazione del suo trattato reciti “ogni donna è un’infermiera”, noi sappiamo bene che Florence è stata sicuramente molto di più.