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Luca De Filippo – Ah comme se fa’
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Forza e coraggio la malasorte è solo un passaggio. Un tempo tutti si definivano modelli, anzi fotomodelli (?!). Sempre a quel tempo i ”””modelli””” riferivano di esserlo perché avevano, sulla scrivania della cameretta da letto, lacerata dal grattar via di tutta fretta gli adesivi di Sailor Moon o dei calciatori (sempre quelli più boni), il loro BOOK, anzi BOOOOOOOK o BOK (non hanno mai saputo con quante O si scrivesse). Foto fatte da fotografi improbabili, con macchine fotografiche improbabili, con flash senza stativi (difatti rubavano una O da BOOOOK e dicevano che c’erano stati problemi –> ostativi alla pubblicazione dei loro scatti sulle migliori riviste patinate). Colti impreparati ripiegavano sui composit… e che erano per loro i composit? Erano cartoline (chiaramente Made in Home) con le 3 foto fatte meglio, quella del matrimonio del cugino, quella del compleanno di nonna e quella, tutta sorridente, al primo Gay Pride.
Ma almeno era un’epoca divertente.
Vedevi la zia coi baffi che era stata convinta di essere Carmen Dell’Orefice, c’era il panzone che si credeva Mikael Kenta della Compagnia delle Indie, non mancava mai la ragazza che avrebbe voluto fare la hostess come Naomi (vaglielo poi a spiegare che quella che faceva l’Hostess si chiamava Noemi e che magari non era una bella immagine), insomma era un mondo rainbow, tutto colorato, dove tutti prendevano, chi sgomitando chi ansimando, luce da altri e se nn riuscivano la luce se la inventavano con colori improponibili, ma comunque era un circo con un tendone che copriva tutti, sempre e comunque.
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E come quello di prima, anche questo “avvento” ha, per l’amor di Dio, i TOP (poi ci sono alcuni top tra i top che se nn era per l’invenzione di questo business continuavano a prendere porte in faccia dalla moda non riuscendo ad influenzare nemmeno la loro nonna, ma questo è un altro discorso), TOP INFLUENCER per l’appunto con indiscusso successo, grandissima professionalità, integerrima preparazione e bla bla bla.
Il problema non sono i blogger che lo fanno per professione, alcuni con più fan di Madonna (e non solo la cantante), il problema è chi si definisce, inaudita altera parte, Blogger.
Credete non sia così?
Seeeeeeee
Giuro!
Ce ne sono un sacco di razze.
Allora, quella che mi fa morire (non dal ridere – intendo che spero inventino un vaccino perché, almeno a me, fa venire l’orticaria) è quella del modello “BloggerCheCeCredeComeNaPazza”.
Parla di moda, tendenzialmente al maschile (non -mah- si capisce il perché) ma la moda non la conosce. Indossa abiti (tipo camicie con colli stile Sandro Ciotti) che la Caritas dismette perché, anche la Caritas, dice: c’è un limite anche alla disperazione!
Si ostina a non scrivere solamente (a volte siano anche giornalisti) ma parla, facendo…video.
Voi direte dalla passerella di Victoria Secrets? NO. Ah, allora direttamente dall’ufficio stampa della Camera Nazionale della Moda? NO. Dal Polimoda?! NO. Dal cesso di Wanda Ferragamo? Macchè.
Da una stanza. Tipica illuminazione ad alto contenimento di spesa, PC del 1993, Web Cam con un filo (altroché wireless) spesso come un dito, tende che o chi ce le ha è perché sono troppo alte e loro sono troppo vecchi per toglierle agevolmente oppure che nemmeno Platinette oserebbe utilizzare.
E poi parlano…
Si si parlano.
E di che?
Del nulla…
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Crederete mica che sia finita qua eh?
Seee, magari!
Ci sono quelli della razza MARKETBlogger; quelli che già dal nome nn fanno capire se si tratta di carne o di pesce. Quelli che davvero, giuro, prima vendevano il loro corpo per 100 euro e dopo aver comprato like oltre a follower, fingono di essere a Parigi mentre sono a casa loro (difatti mai nessuna foto della loro reale casa, costretti a fingere perennemente di stare organizzardone il trasloco); li comprano per diventare qualcosa che altrimenti non sarebbero mai potuti essere… e voi direte, perché? Semplice perché esistono proprietari di brand che si fanno infinocchiare (mai nessun altro termine è più azzeccato) dalla loro finta visibilità, dalla loro falsa conoscenza e farlocco appeal sul mercato.
Li riconosci perché oggi pubblicizzano con dei selfie un braccialetto che però poi nn trovi da nessuna parte, ma che magari qualche foglio verde glielo hanno allungato (e la fattura??) oppure un ristorante o una macchina fuori strada, quasi a voler comunicare che fuori strada sono loro, come lo erano ieri, oggi come sicuramente saranno tutti i domani che verranno.
Il critico d’arte formula la sua expertise sui quadri.
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Adesso mi piacerebbe che voi smanettaste col vs smartphone e andaste a vedere, partendo dal 5° “blogger” che vi viene in mente…provate!
Andate a vedere il loro profilo, i loro hashtag, i loro seguaci, la proporzione tra i like e i commenti, tra le condivisioni e le prove comprovate di quanti, effettivamente, follower scelgono e seguono i loro consigli!
Ecco la sfida, organizzare un quiz in campo neutro: tranquilli blogger concorrenti, nessuna domanda a trabocchetto, nessuno scheletro tirato fuori ad arte dall’armadio MA solo e soltanto la materia costituente il vostro pane quotidiano, la storia della moda. Perché un musicista sa cos’è il pentagramma (e nn crede siano 5gr di gangia), Perché un macellaio conosce le parti delle mucche e non trattano solo le vacche perché li vedono manzi. Perché in ogni mondo che si professa e si racconta dispensando consigli, pareri e sentenze (tutto meno che autorevoli) dobbiamo averci vissuto, averlo studiato e magari all’interno averne fatto la differenza. Il blogging è cosa seria, dimostrate di saperlo fare, SERIAMENTE!

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Il Pifferaio Magico