E' STATA RIMOSSA DA MILANO LA PUBBLICITA' SESSISTA CHE OFFENDEVA LA DIGNITA' FEMMINILE.

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Sono state tante, forse troppe, le pubblicità sessiste che negli ultimi tempi hanno utilizzato il corpo della donna per attirare l’attenzione del consumatore, nell’accezione maschile del termine.

Alcune volte per fini commerciali, imprenditori di dubbia classe, in collaborazione con creativi dalle banali capacità pongono la dignità dell’essere femminile  in secondo luogo, urtando la sensibilità di chi è contrario alla mercificazione del corpo femminile.

L’ultimo caso di pubblicità sessista riguarda l’azienda Sant’Anna, che per sponsorizzare i propri succhi di frutta ha realizzato cartelloni e manifesti sul quale il prodotto è stato paragonato ad un sedere femminile. Le affissioni per giorni sono state presenti nelle metro e sui tram di Milano, ma a seguito della denuncia presentata al Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitario da parte del vicesindaco Alda Lucia De Cesaris, la campagna pubblicitaria è stata tolta e l’azienda ATM  ha presentato le proprie scuse: “ci dispiace di aver involontariamente urtato la sensibilità di molti consumatori. In ogni caso la pubblicità è stata rimossa tempestivamente“.

La pubblicità della San Fruit è stata solo l’ultima delle innumerevoli campagne a sfondo sessista. Eccone alcune.

Davvero imbarazzante la pubblicità che compara la donna ad un pezzo di carne utile per qualsiasi fine mediatico. E’ comparsa a Caltagirone, ma subito rimossa in seguito alla denuncia dell’UDI, Unione Donne Italiane, che combattono per i diritti delle donne.

Ideata da un’associazione di giovani consumatori dall’encefalogramma piatto, che non sono riusciti a trovare un decente slogan se non un semplice “motto” allusivo. Non c’è niente di peggio della mancata fantasia unita ad un doppio senso becero.

 

Per l’azienda di abbigliamento Relish il cattivo gusto nella comunicazione è recidivo! Dopo la campagna primavera-estate 2009 che ritraeva donne perquisite in modo violento ed avvilente da alcuni agenti di polizia, per l’autunno inverno 2011-2012 il brand napoletano ha idealizzato una donna “oggetto” di desiderio per un “branco di uomini-porci”. Delle trovate pubblicitarie genialmente fuori luogo per uno stile comunicativo fine a se stesso, anche se fugacemente giustificate dalle dichiarazioni del fotografo Oliviero Toscani: “Questa immagine è dedicata a tutte quelle donne che pensano che gli uomini sono degli animali“.

Noi però, non lo giustifichiamo!

E se al peggio non c’è fine, Giallo Oro, azienda del sud Italia ha decisamente toccato il fondo con la pubblicità che ritraeva una donna svestita in varie posizioni affiancata da uno slogan degno di un Oscar della volgarità. Successivamente alle molte segnalazioni dei cittadini, il sindaco di Bari dove la pubblicità iniziava a girare, ha prontamente bloccato la distribuzione e rimosso questa campagna pubblicitaria assolutamente triviale.

In un Paese civile, dovrebbe essere bandito questo tipo di pubblicità che calpesta la dignità della donna, con pessimi esiti per quel che concerne la reputazione delle aziende che ne usufruiscono.