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Si chiama Sanna Marin, è nata ad Helsinki il 16 novembre 1985, cresciuta dalla madre omosessuale e dalla sua compagna di vita, e, come tutti sanno, è la premier più giovane al mondo. Già ministro dei trasporti uscente e neo mamma, la 34enne Sanna Mirella Marin è stata eletta alla guida del partito socialdemocratico finlandese e scelta al comando di una coalizione di governo che include altri quattro partiti oltre al suo, tutti con leader donne. Il primato appartenuto al 35enne capo di governo ucraino Oleksiy Honcharuk sembra già essere un ricordo lontano. E la neozelandese Jacinda Ardern, ormai sulla soglia dei quaranta, cede lo scettro alla giovane finlandese. Un esempio di emancipazione che ha fatto il giro dei media di tutto il mondo, reso forte da un modello di Paese che – contrariamente a ciò che accade nella stragrande maggioranza del mondo, Italia inclusa – vede le donne ai vertici di partiti e istituzioni.

La notizia di questa giovane donna eletta a capo di un governo ha destato davvero molta curiosità, curiosità che di certo ha fatto riflettere, perché le donne – su 193 nazioni – solo in 10 paesi ricoprono la carica di primo ministro. Quando questo succede ecco che agli occhi del pubblico la cosa appare sempre come una novità, un’eccezione. Ed infatti lo è, perché gli uomini continuano a prevalere nelle cariche pubbliche e governative. Il progresso delle donne in politica è stato lento. Secondo i dati più recenti dell’Unione parlamentare internazionale, la presenza femminile è solo raddoppiata in termini percentuali rispetto a venti anni fa: oggi solo il 24% dei parlamentari di tutto il mondo sono donne. Uno su quattro.

E se la ormai nota cancelliera tedesca Angela Merkel, a cui tutti siamo abituati, in carica dal 2005, non desta più troppa eccitazione, ecco che le new entries suscitano sempre un lieve smarrimento. Eppure le donne in politica sembrano essere più positive e decise rispetto ai signori uomini e, soprattutto, più pratiche. Basti pensare alla trentenne Alexandria Ocasio Cortez: cresciuta nel Bronx e di origini portoricane, “AOC” è la donna più giovane mai eletta al Congresso americano e le sta particolarmente a cuore la riforma del sistema sanitario, nota dolente dell’amministrazione Trump. Impossibile non citare la premiere croata Kolinda Grabar-Kitarovic, sostituita successivamente da Aleksandar Vucic, ma a suo tempo la più giovane nella storia del paese ed attualmente presidente del Council of Women World Leader, unica organizzazione al mondo dedicata alle donne capi di stato e di governo, con sede a Washington presso la Fondazione delle Nazioni Unite.

Ma anche il primo ministro islandese, la 43enne Katrin Jakobsdottir, due lauree, una in letteratura islandese ed una in letteratura francese, prima come docente e giornalista poi approdata alla politica con entusiasmo e positività, con particolare interesse verso la salute climatica del pianeta e la cura dell’ambiente. Certo, la donna con più influenza e appeal mediatico resta sempre e solo lei: la Regina Elisabetta II del Regno Unito. Fra i suoi titoli ci sono quelli di governatrice suprema della Chiesa d’Inghilterra, comandante in capo delle forze armate, Signora dell’Isola di Man e sovrana di Jersey e Guernsey. E di abdicare non ha proprio nessuna intenzione.