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By Antonino Pezzo
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Esistono mille modi per arrivare dritti a un umano, mille forme d’essere per attrarlo e condurlo a sé. In tante parti del mondo le nostre condizioni: gioco di sguardi fra due anime, labbra che si sfiorano e mani che si incrociano non solo non bastano, ma sembrano non avere alcuna influenza. In diversi posti si è arrivati a un certo concetto di bellezza solo tramite una serie di comportamenti, i quali sono spesso legati ad antiche credenze. Tutto ciò ha sprigionato qualcosa di molto affascinante e di contemporaneamente molto lontano dalle nostre vite.

In una regione settentrionale della Namibia c’è un popolo di pastori nomadi animisti, gli Himba, che possiede una concezione di bellezza femminile incredibilmente unica. Fra capanne realizzate con frasche e foglie di palma, in cui i capi di vestiario sono ridotti ai minimi termini, le donne determinano la vita sentimentale dei loro uomini trasformandosi in “sculture” umane di terracotta. Si cospargono il corpo con una mistura rossa a base di burro, ocra ed erbe, che permette loro di diventare belle e di essere le regine della terra; il composto le protegge da scottature e parassiti, ma soprattutto dona loro quel colore rossastro considerato molto sexy. Per via della scarsità di acqua si lavano poco e così la poltiglia permane sulla pelle, invece quando si secca applicano un nuovo strato.

Per il popolo Padaung, stabilito ora in Thailandia, la bellezza ha misure estremamente lunghe. Le donne di questa etnia vengono chiamate propriamente “donne giraffa”, poiché indossatrici di una spirale di ottone attorno al collo. Fin da bambine, e per l’intera vita, sottopongono il loro corpo a questa prova fisica partendo da un peso iniziale di 3 kg e ampliando man mano la struttura con la regola ‘Ogni due anni un nuovo anello’. Le conseguenze di questo gesto sono che il collo arriverà a misurare dai 25 ai 30 cm. La prova ornamentale è del tutto volontaria e la si sceglie per contrastare la leggenda che vedeva le donne di questo popolo attaccate da tigri feroci a causa di colpe ignote.

Le ragazze della tribù etiope dei Mursi, a partire dai quindici anni, incidono una fessura sul proprio labbro inferiore con lo scopo di inserirci dischi di legno o argilla. È una pratica dolorosa, ingombrante, ma essenziale per trovare marito e sancire il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Queste signore riescono ad indossare cerchi anche di 10 cm di diametro, spesso decorati a mano, provanti il raggiungimento della maturità sessuale. È il loro modo di sentirsi belle.

I matrimoni dell’etnia Pomak della Bulgaria, invece, vengono celebrati solo d’inverno. Prima della cerimonia la promessa sposa viene truccata con una crema bianca e lustrini colorati che la trasformano in una vera fonte di bellezza per il suo uomo.