Dalla Russia con amore: ciclo di seminari dedicati alla letteratura russa del XIX secolo

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Dalla Russia con amore: ciclo di seminari dedicati alla letteratura russa del XIX secolo

Da Novembre 2013 a maggio 2014, la Russia delle lettere e della letteratura viene raccontata attraverso i grandi autori del Novecento che l’hanno popolata, da Nikolaj Vasil’evič Gogol’ a Fëdor Dostoevskij, da Viktor Erofeev a Lev Tolstoj, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Questo intenso ciclo di incontri d’approfondimento, a cura di Valerio Magrelli, si divide in tre momenti fondamentali, ruotando attorno a titoli emblematici per la letteratura del Novecento: esplicazione del contesto storico in cui gli scrittori hanno agitato penne e calamai, sottolineature antologiche fondanti e fondamentali degli autori presi in oggetto, approfondimento e lettura di passi scelti ad hoc da illustri professori, massimi conoscitori della letteratura russa, ad opera di attori chiamati a raccolta per l’occasione. Il tutto per la durata di circa un’ora e un quarto a incontro. E così, 16 dicembre Teatro Studio, ore 21:00, sala piena.

Una signora siede a braccia conserte in sala da ancor prima che il resto della calca giunga e l’affollamento è davvero intenso, sin dall’ingresso principale. Capelli biondi, unghie tinte di rosso e tanta attesa, nei suoi quasi settant’anni, chissà come ha fatto ad esser lì prima di tutti.

Dubbio legittimo, d’altra parte, visto che a separare il pubblico dall’ingresso in sala c’era stata una sorta di lunga via crucis, che con le tematiche di redenzione e cristianità che di lì a breve sarebbero state trattate, poteva avere molto a che fare. Preparatorio, in qualche modo, come cammino.

E invece lei era già lì, prima di tutti, probabilmente già pronta. Neanche il tempo di prender posto che “questa è una serata importante, davvero interessante, prego si accomodi”, fa mentre si mette un attimo da parte per lasciar libero il passaggio.

Oggi si parla di “Delitto e castigo”.

“Ha visto lei il film, “Match Point”, si è accorta di quanto si rifaccia a questo romanzo?”

Pare piena d’orgoglio, continua a far di sì con il capo: “Anche il tenente Colombo, anche il tenente Colombo… Porfirij Petrovič, il giudice istruttore, è stato fonte d’ispirazione per il protagonista di quella serie gialla. Non sorrida, è vero, sa?”.

Viene da sorridere per tutto il suo entusiasmo. C’è da esserne certi, potrebbe da sola tenere una lectio magistralis su Dostoevskij. Prosegue a dire, “io ho deciso di fare l’abbonamento. Per partecipare al ciclo di seminari, intendo, conviene. Oggi legge i passi Moni Ovadia”, sorride.

Siamo in seconda fila, mette una mano davanti alla bocca e sussurra “guardi, ho messo la borsa qui al posto davanti. Se non dovesse venire nessuno, mi ci siedo. Ma è così pieno oggi, ahimè, dubito”. Guarda alcune delle teste che in prima fila le iniziano a rubare in prospettiva piccole parti di palco: “Spero che almeno facciano silenzio”.

È emblematico il modo in cui la saggia donna mostra interesse rispetto alla serata. D’altra parte non sono tanti i giovani in sala, quelli che a lei dovrebbero rubare l’intenzione e la tensione d’amor di lettere, e forse anche il posto a sedere, in prima fila.

E così è cominciata la scommessa di questo nuovo incontro, in cui il moderatore Magrelli ha provato a stabilire i confini e il tragitto da percorrere in modo sintetico, essenziale per quanto consapevolmente non esaustivo per parlare di questo colosso della letteratura russa, lasciandosi accompagnare dal professore dell’università di Milano, Fausto Malcovati, intento a introdurre i momenti di lettura dei passi scelti.

E allora, i natali di Dostoevskij, correva l’anno 1821 a Mosca, il primo romanzo, “Povera gente”, 1849 le accuse di sovversione e l’arresto, la condanna a morte sventata per grazia dello zar Nicola I, i lavori forzati in Siberia, l’esilio e il ritorno delle lettere a Pietroburgo, “Umiliati e offesi”, “Memorie del sottosuolo” e, 1866, “Delitto e castigo”.

Ed ancora, le letture di Moni Ovadia, intense e commoventi, circa il sogno di Raskol’nikov poco prima dei suoi assassinii, sul cavallo fustigato come il Cristo prima della crocifissione, dagli ubriaconi delle campagne; della prima confessione fatta dal giovane studente assalito dai rimorsi alla sua amata Sonečka, figura dai tratti profondamente cristiani e puri, come la Maddalena, costretta alla prostituzione da suo padre; del discorso finale fatto dal giudice, Porfirij Petrovič, sulla luce che deriva da ogni pentimento, sulla necessità umana di confessione e di perdono.

Infine, aneddoti su quanto di “Delitto e castigo” sia stato tramandato nel mondo del cinema e della letteratura successiva, su quanto Dostoevskij possa essere considerato, in qualche modo, un predecessore degli studi sull’inconscio di Freud, nato a cinquant’anni di distanza dall’autore.
Su quanto per la prima volta nel mondo della letteratura, sogni e desideri, sentimenti brutali e istintivi dell’uomo siano descritti in tutta la loro potenza realistica, arrecando dolori al petto del lettore e probabili problemi di coscienza.

Intanto, nel corso dell’ascolto, la signora dalle unghie rosse, commossa e partecipe, tenendosi il mento con l’indice, bisbigliava le parole prima che Moni Ovadia le pronunciasse, a volte a voce più alta, lasciandosi notare dalle signore in prima fila.

Per chi avesse voglia di conoscerla, l’appuntamento è per il 27 gennaio, sempre in sala Teatro Studio, ore 21:00, con “Anna Karenina” di Lev Tolstoj.