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By Matteo Squillace
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Cos’è il cibo se una delle poche cose (serie) che ci sono rimaste? E allora visto, visto che ormai non si mangia più solo con la bocca e col cuore ma anche attraverso pubblicazioni a tema food e foto sui social che potrebbero concorrere per il World Press Photo, che ben venga il #CarbonaraDay. Quel miscuglio così vibrante e solenne di tuorli, guanciale, pepe e fili di pasta da generazioni appassiona e divide chef e amanti della buona tavola, tant’è che su questa ricetta in particolare sono stati scritti libri e costruite ipotesi d’ogni tipo. Discendente diretta dalla pasta “Cace ‘e ova”, compagna imprescindibile dei carbonai dell’Appenino laziale, addirittura qualcuno asserisce che sia un piatto istituito dalle truppe americane presenti in Italia verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, visto che uova e polvere di bacon non mancavano mai e con la pasta si poteva ottenere una razione di tutto rispetto.

Unta e un po’ fast food a livello di preparazione (sarà per questo che piace tanto anche ai millennials), ma quell’associazione di ingredienti e gusti le ha permesso di entrare nelle cucine e sulle tavole di ristoranti stellati della penisola, spesso e volentieri in chiave rivisitata: spalmabile, vegetariana, di pesce, invertita e che strizza l’occhio al design. Chi più ne ha più ne metta, un po’ come si fa col pepe. Se preferite la versione “tradizionale” e amate oltremisura quel catartico momento in cui l’uovo si mescola al guanciale e allo spaghetto sotto una cascata di pecorino, non possiamo certo biasimarvi.

Magari ora i puristi si caveranno gli occhi, ma in questa generosa orgia culinaria c’è spazio anche per coloro che usano pancetta affumicata e Parmigiano al posto dei “titolarissimi” guanciale e pecorino. Solo una cosa: risparmiateci la besciamella al posto dell’uovo, l’aroma di carbonara tutto british e gli champignon, usanza tipicamente iberica. Non vorremmo andare incontro a irreparabili incidenti diplomatici o scadere nel volgare.