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By Barbara Cialdi
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Solo mezzo punto di differenza e la vittoria nella finale del calcio storico per questa edizione è andata ancora una volta ai Bianchi: per il terzo anno di fila fa festa il quartiere storico di Santo Spirito. Merito del risultato finale di sei cacce (in gergo, le reti segnate) contro le cinque e mezzo dei Rossi. Nel giorno di San Giovanni, santo patrono di Firenze, i Rossi si sono visti superare a pochi secondi dalla fine dopo un’incredibile caccia da metà campo: autore della rete decisiva è stato il calciante Lorenzo Ardito, che è riuscito a trasformare (in maniera piuttosto rocambolesca) un lancio lungo in un’incredibile realizzazione. Quaranta minuti di partita intensa e combattuta, nonostante il caldo torrido e un inizio piuttosto contratto, ma i dieci minuti finali hanno regalato spettacolo e colpi di scena alle migliaia di persone che si sono radunate in Piazza Santa Croce per assistere alla finalissima.

Un match violento ma leale, la conclusione migliore dopo i fatti della seconda semifinale, che era stata sospesa dopo la maxi-rissa (sedata solo grazie all’intervento delle Forze dell’Ordine) tra Bianchi e Azzurri, questi ultimi rei di aver dato il via agli scontri e quindi squalificati.

I vincitori, come di consueto, hanno ottenuto in premio la tradizionale vitella chianina. A seguire i folcloristici festeggiamenti coronati dagli spettacolari fuochi d’artificio finali. Proprio nella celeberrima piazza di Santo Spirito, affollatissima di turisti incuriositi e cittadini, siamo riusciti a scambiare qualche battuta con alcuni calcianti della squadra bianca.

 

Avete vinto davvero per un soffio, fortuna o bravura?

La partita è stata combattuta all’ultimo sangue, con correttezza e grande spirito di squadra: dopo essere andati sotto nel punteggio siamo rimasti concentrati e non ci siamo disuniti. Siamo stati i più forti, ancora una volta.

 

Molti di voi sono doloranti e pieni di ammaccature. Non vi pesa farvi sempre così male?

Le ferite di “guerra” sono come trofei, non abbiamo paura di combattere per il nostro colore. Poco importa se ci si prepara duramente per un anno intero e poi tutto si esaurisce in quaranta minuti: scendere in campo è sempre un’emozione grandissima.

Ph: Giuseppe Sabella