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«Le ho fatte morire ma erano felici di farlo. Ho dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza. Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi: un giorno capirete tutti e mi ringrazierete».

Le parole di Philipp Budeikin, un russo studente di psicologia di soli 21 anni che in questi giorni appare orrendamente sulle testate di tutto il mondo, sono agghiaccianti. Philipp è un individuo incapace di provare senso del rimorso, e non ha nessun problema ad ammettere l’anatomia del suo piano: uccidere simultaneamente e in diverse aree geografiche sotto preciso comando.

Il progetto disumano creato da questo ragazzo dai capelli scuri e dagli occhi infervorati è il Blue Whale, letteralmente “Balena Blu”: si tratta di un gioco letale che fino ad oggi ha condotto più di 150 ragazzi al suicidio. Esso si ispira alla triste sorte di tante balenottere, molte di loro, infatti, si trasformano in carcassa e si arenano sulle rive degli oceani.

Il 2013 è esattamente l’anno in cui Philipp inventa tutto questo, controllando i cervelli di un centinaio di adolescenti e manipolandoli come se fossero plastica fusa. Adesso da un carcere di San Pietroburgo rincara in modo sconvolgente la dose: “Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società”. Quando dice ciò che pensa, Philipp non ha ansie, è rilassato. Osserva con occhi fulminei gli uomini della polizia russa.

Il Blue Whale è devastante. Non lascia scampo, non lascia una speranza. Le vittime del gioco, solo ragazzini vulnerabili ed emotivamente compromessi, vengono reclutate attraverso VKontakte, il più popolare social network russo. Se entri in gara, accetti le regole. Soprattutto accetti gli ordini imposti dal tuo tutor. Il tutor, o curatore, è colui che si occupa di te e delle prove alle quali devi sottoporti. La macchina micidiale si mette in moto e tu inizi a correre velocissimo, perché sei psicologicamente troppo debole per guardare la vita che hai lasciato. La sottomissione dura 50 giorni, e l’ultimo di questi prevede la tua morte. La fine che il tutor sceglie quasi sempre per tutti prevede di lanciarsi dal palazzo più alto della propria città, mentre qualcuno filma. Il decesso più desiderato, più osannato, più scenico, senza ripensamenti, ti fa avanzare di posizione. Il 1° conquista la “standing ovation” del tutor e di tutti i giocatori (ancora vivi). La notizia viene data sul tuo Facebook e su altri canali e siti web.

Se la morte è l’addio che darai al mondo, i 50 giorni di attesa sono intrisi di pura malvagità. Ci sono maratone di film horror, ci sono i segreti da mantenere in famiglia e con gli amici, ci sono le prove delle 04:20 del mattino e le uccisioni di animali, e poi le ripetute sofferenze fisiche autoinflitte. Alcuni compiti assegnati dal tutor sguazzano nella mostruosità più scellerata e per questo sono illeggibili, indicibili, inaccettabili. La vittima si sente isolata, annientata e istigata a mettere fine alla sua vita, non è essendo più capace di avvertire uno spirito di sopravvivenza.

Yulia Konstantinova, Veronika Volkova, Angelina Davydova, rispettivamente di 15, 16 e 12 anni hanno giocato al Blue Whale e sono morte. Purtroppo la lista è immensa e dolorosissima.

Si spera che Philipp Budeikin paghi per questi crimini contro l’umanità.