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By Matteo Squillace
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Sì, sono anche io tra quelli che in questi giorni si è imbattuto nella storia di Irene: lei che non voleva morire attaccata a un respiratore, con l’ossigeno pompato da un macchinario, in attesa di una fine sempre più straziante. Di contro, sapendo che non poteva sconfiggere il mostro dentro di sè, ha deciso di diventare un simbolo per quelli che con lei condividevano la stessa infausta sorte. Questo ripeteva in continuazione al marito Andrea Curiazi. Andrea ha raccolto questa responsabilità, facendo vivere nuovamente il volto e gli occhi di Irene nella nuova campagna dell’Associazione Coscioni che, dopo l’approvazione del biotestamento da parte di Camera e Senato, ora punta con forza al traguardo più importante: l’eutanasia legale anche in Italia.

Sofferta e necessaria: la legge sul testamento biologico è un piccolo spiraglio di luce che rende finalmente giustizia alle battaglie di tutti i Piergiorgio Welby, Dj Fabo e Irene di questo Paese. Ma ancora non è abbastanza: il sacrosanto diritto di scegliere il proprio destino (una sorta di principio di autodeterminazione dell’uomo) deve rappresentare un pilastro imprescindibile per ogni essere umano. Dat, possibilità di scegliere e interrompere in qualsiasi momento il trattamento medico svolto, evitare l’accanimento terapeutico e, soprattutto, la crescente voglia di umanità costituiscono lo slancio fondamentale per continuare la salita verso una vetta che è ancora parecchio distante.

In Olanda, Belgio e Lussemburgo eutanasia e suicidio assistito sono considerati legali dal 2002, mentre in Italia il ddl a riguardo è chiuso in un cassetto di Montecitorio da quattro anni e mezzo. Ancora ci stiamo chiedendo cosa manca per diventare un Paese a misura di diritti umani?