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Era il 5 luglio del 1946 e – a bordo della piscina Molitor di Parigi – una spogliarellista di nome Michelle Bernardini fu la prima donna ad indossare il bikini, creato dallo stilista Jacques Heim e dall’ingenere meccanico Louis Reard. Il giorno del debutto del capo di abbigliamento (insieme alla minigonna) più influente della storia della moda, infatti, non fu trovata alcuna modella professionista disposta ad indossare quello che poi sarebbe divenuto il “due pezzi” più celebre al mondo.

Un vero e proprio fenomeno di costume – l’entrata in scena del bikini – che ha cambiato le abitudini di milioni di donne in tutto il globo: la propensione a scoprire il corpo e la propria sensualità che fino ad allora aveva viaggiato su un binario completamente più nascosto e meno esuberante.
Il bikini – il cui nome prende spunto da l’omonimo Atollo delle Isole Marshall – inizialmente fu guardato con ostilità proprio per l’audacia inconsueta che esso rappresentava, tanto che ci vollero almeno quindici anni buoni affinchè questo fenomeno, poi divenuto inarrestabile, esplodesse sulle spiaggie di ogni angolo della Terra. In America , basti pensare, che questo peccaminoso articolo di vestiario era stato addirittura bannato dai concorsi di bellezza e la grande industria cinematografica di Hollywood lo aveva completamente ignorato nei film e nelle grandi produzioni. Fu merito di Brigitte Bardot in Costa Azzurra e della bellissima Ava Gardner sulle assolate spiagge della California che questo iconico doppio pezzo di stoffa ebbe finalmente ingresso nella società intera, dalle passerelle al cinema, passando dalle dive assolute alle donne comuni. Ursula Andress indossò il primo due pezzi in un film di 007 e fu un boom di vendite.

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Con il bikini l’abbronzatura è senza dubbio più omogenea e la praticità supera di gran lunga quella del fascinoso costume intero: da 70 anni è entrato di prepotenza nei cassetti di ogni donna e continua ad essere un evergreen. A triangolo, a balconcino, a fascia, sgambato, con laccetti, a vita bassa o in stile coulotte il bikini regna sovrano ad ogni latitudine.
Libertà ed emancipazione, ecco il binomio assoluto che caratterizza da sempre questi due piccoli pezzi di stoffa che furono a lungo considerati immorali ma che poi riuscirono a conquistare tutto il mondo. Le donne dell’antica Roma ne indossavano di molto simili, raffigurati anche su antichi mosaici greci risalenti addirittura al 1400 A.C, segno inequivocabile che già a quei tempi le donne avevano il desiderio di affermare la propria femminilità, dando valore alle proprie forme, osando scoprire la pelle e sententosi più sexy con poca stoffa addosso.
Anche le eroine dei fumetti hanno spesso optato per il bikini – come Elektra o Emma Frost della Marvel come costume ufficiale per le proprie imprese straordinarie.

Un’indumento “popolare” quindi, accessibile per ogni signora o signorina, low cost o lussuoso che sia, un invenzione travolgente che ha segnato l’intero processo umano, regalando alle donne quella spensieratezza che in passato non era ammessa, privo di regole e costrizioni, senza dubbio eternamente attuale e sopratutto libero da schemi e costrizioni.

Barbara Cialdi