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By Alessandra Mazzolari
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Un nuovo modo di concepire il consumismo, dove condivisione intelligente e risparmio vanno di pari passo. Chiaro che ormai viviamo nell’era dello sharing, e se negli ultimi anni le auto a noleggio sono diventate ormai una consolidata realtà all’interno delle grandi città italiane di recente abbiamo assistito a una decisa svolta green. Stiamo parlando di MoBike e Ofo, due compagnie cinesi di bike sharing che, dopo aver conquistato Milano e Firenze, stanno sempre più prendendo piede in tutta Italia. Nel solo capoluogo lombardo si contano ormai 8mila bici MoBike e 4mila Ofo. Un numero destinato a salire, anche secondo il sindaco Beppe Sala, che ha deciso di costruire nuove rastrelliere in giro per la città così da incentivare la nascita di nuovi bikers. Il vero segreto del successo di questi colossi del “trasporto intelligente” è il free floating, ovvero la possibilità di lasciare la bicicletta in qualsiasi punto della città, senza dover ricorrere a rastrelliere o appositi parcheggi. L’importante è non intralciare gli altri cittadini.

Ebbene, dopo il lancio di ottobre i milanesi sembrano non poterne più fare a meno. La macchina rimane parcheggiata nel garage, si abbatte il tasso di inquinamento e ne giova anche la salute di tutti. Anche i tempi di percorrenza rispetto ad auto e mezzi pubblici, specialmente nelle ore di punta, si riducono sensibilmente. In periferia o in centro, le bici gialle di Ofo e i cerchi arancioni di MoBike spuntano ovunque per le vie di Milano. San Francisco, Pechino, Amsterdam e Stoccolma sono le metropoli nel mondo in cui si pedala di più, ognuna con oltre il 30% di ciclisti urbani dichiarati. A questo ritmo Milano, nei prossimi cinque anni, potrebbe presto seguire a ruota. Peccato che non tutti riescano a cogliere il vantaggio offerto da questa rivoluzione a due ruote: tristemente capita di vedere per le strade bici mutilate o, ancor peggio, scaraventate nel Naviglio (come apparivano in una foto pubblicata su Instagram qualche tempo fa). Possibile, direte voi? Purtroppo pare che la nostra società alle volte non sappia apprezzare i miglioramenti, rallentandoli con inciviltà e maleducazione. Qual è la soluzione? Pedalare più forte, pedalare di più.