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By Antonino Pezzo
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La vita è divisa tra ciò che esiste e ciò che non c’è, tra situazioni potenziali e cose da escludere a priori poiché impossibili. Ci sono domande che rimarranno tali, in eterno, ma alcuni interrogativi sono già stati sorprendentemente svelati dalla vita stessa. Lo studio dei bambini cresciuti senza avere contatto con i propri simili ha condotto gli scienziati sulla strada della stupefacente consapevolezza che esseri umani si diventa, non si nasce.

Nelle cronache e nella letteratura degli ultimi secoli i casi di bambini smarriti o abbandonati nella foresta sono poco più di cento. I piccoli venivano e vengono lasciati nel bel mezzo della giungla, esposti a rischi inconcepibili per noi del mondo civilizzato: fame, freddo, animali temibili, malattie. Tuttavia essi sopravvivono, e scampano alla morte.

Li si ritrova incredibilmente dopo molti anni, nudi e con gli occhi assenti, incapaci di camminare in posizione eretta e di pronunciare parola, ma in grado di muoversi velocemente su mani e piedi e di arrampicarsi sugli alberi. La cosa che più colpisce è quanto siano spaventati alla vista di un altro essere umano, una figura che non hanno mai incontrato dopo la piena acquisizione dell’intenzione e delle volontà.

In che modo sono riusciti a sopravvivere? Ammettere che esistano questi straordinari individui significa rendersi conto che abbiano condotto anni nutrendosi di erbe, bacche, radici, piccoli insetti, pesci, rane o uova di altri animali. Il professor Angelo Tartabini, docente di Psicologia evoluzionistica all’Università di Parma, ha affermato che non è raro che gli animali accettino la presenza di un piccolo essere umano tra di loro. Il problema maggiore per questi bambini è che una volta cresciuti, strappati a quel mondo per essere trasferiti nella nostra società, presentano problematiche complesse per via della loro infanzia: rimanendo nella foresta non hanno sviluppato quei meccanismi comportamentali indispensabili creati con il contatto fra umani nei primi anni di vita.

Il primo caso relativo a un “ragazzo selvaggio” risale al 1344, quando alcuni cacciatori ritrovarono fra i lupi un bambino di 10 anni. Nel 1798 fu recuperato dai boschi francesi dell’Aveyron un ragazzino di 12 anni, era nudo, mordeva e graffiava. Invece qualche giorno fa, in India, è stata ritrovata un bambina che si pensava fosse cresciuta con un branco di scimmie. In realtà si è scoperto che era stata abbandonata di recente dalla famiglia poiché affetta da gravi disabilità mentali. La ragazza ha tuttavia vissuto per un periodo limitato di tempo da sola nella foresta.