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By Barbara Cialdi
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“Bacha-bazi” letteralmente significa “bambini per gioco “ma, purtroppo, è una parola che non ha niente a che vedere col senso ludico del termine. In Afghanistan questa è una pratica agghiacciante, poco nota al resto del mondo, ma socialmente accettata da secoli in questo paese. Maschi minorenni, rapiti ancora adolescenti, adescati nelle strade o tolti dalle loro case da uomini potenti e ricchissimi pronti a pagare anche cifre molto alte per comprarli e occuparsi di loro. Non si tratta, però, di cure amorevoli bensì di vera e propria schiavitù. Questi ragazzi vengono costretti a cambiare identità: i vestiti da donna con campanelli ai polsi e alle caviglie e il trucco sul viso sono sufficienti per trasformarli in veri e propri strumenti di divertimento e di piacere. Obbligati a cantare e a ballare, vengono poi violentati ed abusati dopo che le danze hanno termine. Nessuno si oppone a tale barbarie, neanche la legge.

I proprietari dei giovani sono uomini influenti e potenti, praticamente “intoccabili”. Le famiglie a cui vengono strappati questi figli giovanissimi, in cambio di denaro, non osano contrapporsi nonostante tutto ciò leda l’ordinamento giudiziario afghano contrario allo sfruttamento dei minori. Insomma la legge non viene rispettata e i giovani adolescenti continuano ad essere merce di scambio tra uomini privi di scrupoli.

Uno status symbol, quello dei bacha-bazi, che rappresenta un modo per celebrare la ricchezza ed il potere da parte della società maschile affermata in Afghanistan. Sottomissione, violenza e distruzione dell’identità di ogni ragazzo: sono questi i danni irreversibili a cui vanno incontro queste giovanissime cavie, picchiati dai propri padroni e dai loro amici, stuprati e gettati via una volta che raggiungono la maggiore età oppure venduti ai talebani per diventare kamikaze o soldati al servizio di Al-Qaeda.

Feriti nell’animo, una volta lasciati liberi i ragazzi perdono ogni “identità”, trovando grosse difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e della società, emarginati, derisi e spesso accusati di omosessualità – che in Afghanistan è punibile addirittura con la pena di morte. 

Ma chi sono questi uomini che sfruttano ragazzini innocenti? Spesso si tratta di militari, comandanti di polizia, politici o semplicemente membri dell’elite afghana: possedere un bachas è sinonimo di benessere ed autorità. Il giornalista Il video reportage “The dancing boy of Afghanistan” – uscito nel 2010 e a cura del giornalista Najibullah Quraishi – è stato il primo a denunciare questa terribile realtà. Il governo afghano ha deciso di inasprire le pene fino ai sette anni di carcere per coloro che continueranno a portare avanti questa usanza violenta e raccapricciante. Ma servirà davvero a debellare tutto ciò?