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Nella notte del Sabba – assemblea e consesso delle streghe – che scende su Valpurga, in Germania,  il primo di maggio, Mefistofele invita il Faust di Goethe a conoscere i misteri e i riti che si celebrano. Gli ospiti sono una moltitudine indemoniata, che atterrisce i gufi e fa tremare i rami, le loro voci riecheggiano come “un fiume furente di magici canti”.  D’un tratto ecco apparire colei che è conosciuta come la Regina della Notte. Rivolgendosi al Diavolo, Faust indica una figura femminile che lo attira e chiede: “Ma chi è quella?”.  Mefistofele riconosce la donna biblica e risponde: “Quella è Lilith”. 

Presente in una impressionante varietà di forme e culti, Lilith, conosciuta anche come Luna Nera in astrologia, ha discendenze antiche: se ne trovano tracce già nella tradizione sumerica, in una rappresentazione che mischia la femminilità a tratti animaleschi. Serpenti sulla nuca, ali che scendono dalle spalle, artigli al posto dei piedi. Seni ampi e rotondi, bocca che si schiude in un apparente sorriso sensuale. La figura di Lilith è carica di aggressività, è energica, vibrante e misteriosa. Volutamente inquietante. Il messaggio è chiaro: non ci si può fidare della prima donna, della prima sposa di Adamo, di colei che fu cacciata dall’Eden, creata non da una costola di Adamo, ma ancor prima, prima di Eva, usando “sedimenti e sudiciume invece di polvere pura”, durante le ultime ore del sesto giorno, in compagnia di rettili e demoni. 

Condannata, cacciata, temuta, associata a un immaginario terrificante dalla cultura patriarcale ebraica: “Nessun uomo può dormire solo in una casa; chiunque dorme solo in una casa, sarà preso da Lilith” (Shab.1516 – cit. Cohen). L’incubo prodotto dalla psiche sorge come uno spettro, si aggira per l’Europa nel Medioevo e prende il nome di strega. Lilith-strega è la personificazione più evidente degli istinti sessuali contro cui l’uomo cerca di lottare, rigettando la componente erotica nel sabba delle manifestazioni sataniche, pericolose. Da qui la persecuzione  violenta e incredibile che mise al rogo oltre nove milioni di donne – dette streghe – , presunte colpevoli di essere portatrici malsane di una femminilità voluttuosa, seducente, istintuale e, quindi, demoniaca. 

La cultura contemporanea è ancora abitata dal fantasma della repressione: la Luna Nera è associata al vampirismo, al maligno, alle tenebre e agisce nell’astrologia del primo Novecento come simbolo sessuale patologico, come devianza. Alcune delle interpretazioni classiche riguardo alle posizioni di Lilith nelle case astrologiche sono ricche di accezioni totalmente negative: dall’adulterio al concubinaggio per la settima casa; dalla perversione alla relazione orgiastica se Lilith è nella casa terza.  Il riferimento alla sessualità domina la letteratura associata a Lilith, che col tempo si distacca dal simbolo spaventoso di espiazione e repressione e diventa energia collegata agli istinti, in cerca di integrazione. Ecco la strada per il recupero di  Lilith, che diventa simbolo dell’emancipazione femminile, del riscatto di una posizione della donna che non è più in conflitto con l’eros del maschio (una lettura affascinante e a metà strada la fornisce Robert Rossen con il suo Lilith – La dea dell’amore). Il polo lunare oscuro è una forza ancestrale da comprendere e integrare, anche a scapito dei comportamenti tradizionali, per porre fine al conflitto archetipico tra corpo e spirito, ragione e istinto e ricomporre l’antica ferita derivata da una scissione primordiale dell’anima. Questa ricomposizione di maschile e femminile è la vera magia che Lilith gelosamente nasconde.