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“Se c’è qualcosa che assomiglia al concetto di anima è la forza del nostro pensiero”


 

Non capita spesso di incappare in una figura come quella di Umberto Veronesi. Oncologo, in passato anche ministro della Sanità ma soprattutto uno scienziato che guardava al progresso con fiducia e determinazione: si è spento l’8 novembre nella sua casa di Milano a novant’anni esatti (lontano dai riflettori e con discrezione, una costante della sua vita) ma ci lascia in dote un’eredità che non possiamo sprecare.

Pioniere e innovatore assoluto per la lotta contro il cancro, nemico silenzioso che ha scelto di combattere dedicando tutto se stesso alla ricerca. Nel 1969 a Ginevra presentò al mondo la sua proposta sulla quadrantectomia (evolutasi poi nel nipple sparing), operazione chirurgica che cambiò per sempre la lotta al tumore al seno: non sapeva che milioni di donne in tutto il mondo anni dopo lo avrebbero idealmente ringraziato con un abbraccio enorme.

Insomma, un uomo che aveva compreso che la medicina deve aiutare a migliorare la vita delle persone senza incrinarne i delicati equilibri psicologici. Alla Fondazione che porta il suo nome il compito di portare avanti con lo stesso vigore la sua battaglia e inseguire il suo sogno: “Vorrei essere ricordato come uno di quelli che ha contribuito a migliorare la qualità della vita altrui, specialmente delle donne”. Non abbiamo timore nel dire che ci sei riuscito, Prof.