Nina Moric, un’altra uscita a vuoto…
1 Giugno 2017
Gomorra: cast e anticipazioni della terza stagione
5 Giugno 2017

By Redazione
2 Giugno 2018

2 giugno 1946, giorno del referendum che settantadue anni fa proclamò l’avvento della Repubblica Italiana a discapito della monarchia. Sarebbe stata però una vittoria a metà se, racchiuse in quel decisivo 54,3 percento (89 complessivo considerando anche le favorevoli alla monarchia), non ci fossero state anche le prime donne aventi diritto di voto. Un traguardo raggiunto dopo un lungo e faticoso processo d’integrazione, che si lega a doppio filo con la ricostruzione civile del nostro Paese.

Partigiane, operaie, sarte, scienziate, ma soprattutto donne, che il 10 marzo 1946 (prima occasione di voto per ambo i sessi) furono chiamate alle urne per le amministrative. La risposta fu a dir poco eclatante: 89 percento di affluenza, con duemila candidate elette nei consigli comunali. Poi fu la volta del 2 giugno, con ventuno candidate che entrarono a far parte dell’Assemblea Costituente della neonata Repubblica e furono chiamate redigerne la Costituzione. Sono loro “le ragazze del ’46”.

Lotte di resistenza, scioperi e proteste popolari: le donne erano parte integrante del moto di orgoglio che spingeva verso la democrazia, e Lina Merlin fu una figura chiave nel raggiungimento del suffragio universale in Italia. Paladina dei diritti delle donne e mebro della Commissione dei 75, l’attivista del PSI lasciò il suo segno indelebile sulla Carta Costituzionale: a lei si devono le parole dell’articolo 3, e tutto il significato racchiuso in queste poche ma solenni righe. “Tutti i cittadini…sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso“. A distanza di anni tutti noi, sentitamente, dobbiamo indirizzarle un immenso grazie.