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By Barbara Cialdi
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ART

C’è tempo fino al 22 gennaio 2018 per volare a Parigi e sperimentare l’esperienza più forte che possa accadere ad un essere umano: il cambiamento. Perché è proprio questo il tema principale della mostra “Gauguin l’Alchimiste”, un viaggio attraverso la capacità di trasformare la propria esistenza da un giorno all’altro e di farne un vero e proprio capolavoro, pieno di luce e colori.

Un percorso in giro per il pianeta, dalla terra al mare, un senso dell’arte e della ricerca dell’ignoto e del mistero, della vita e della morte che stava alla base dell’essenza stessa di Paul Gauguin. Il pittore francese innamorato della Polinesia era anche un “alchimista” – questo il titolo della mostra appunto – e riusciva a districarsi tra materiali diversi per dare vita ad ogni forma di possibilità artistica. Il visitatore viene catapultato nel magico e tortuoso percorso che ha condotto Gauguin nei luoghi più esotici, passando da Tahiti, fino alla meta finale, quello delle isole Marchesi, nella “sua” Polinesia, lontano da tutto e da tutti. Lì fu capace di dare una vera svolta alla sua esistenza, sia in ambito personale che artistico. I colori cominciano ad essere più vivaci e positivi: i suoi dipinti più celebri, quelli con protagoniste le sue adorate giovani tahitiane, ne consacrano il cambiamento. Prima di allora, infatti, le sue opere erano molto più cupe, dai toni melodrammatici. All’interno del Grand Palais ci sono tutte le sue creazioni. Dalle nature morte ai vasi decorati, le statue in legno e i famosi manoscritti in cui il grande pittore racconta il suo desiderio di costruirsi una casa nell’angolo più sperduto della terra. La Maison du Jouir, casa del piacere, fu davvero realizzata. Lasciò Tahiti e si trasferì a Atuona, nelle Isole Marchesi, dove, con materiali locali e ispirandosi ai Maori di cui aveva ammirato le case nel museo di Auckland, costruì la sua casa-atelier.

La sua vita fu un moto perpetuo. Nato a Parigi il 7 giugno del 1848, a solo un anno di età fu costretto a trasferirsi in Perù, dove visse per tutta la sua infanzia per poi rientrare in Francia dove studiò e divenne agente di cambio. Nel 1873 convolò a nozze con la bellissima danese Mette Gad, che gli regalò ben cinque figli. Ma nel 1883, a causa di una grave crisi economica che colpì il paese, dovette abbandonare il suo impiego e cominciò, quindi, a dedicarsi alla pittura. La passione per essa fu talmente forte ed intensa che iniziò a desiderare una vita libera e selvaggia, priva di costrizioni sociali e lavorative, lontana dalla soffocante cultura “civilizzata” di Parigi. Si trasferì in Bretagna e per un breve periodo visse ad Arles in compagnia del grande pittore Vincent Van Gogh, che lo influenzò ulteriormente e lo spinse a continuare il suo viaggio fatto di arte e vita. Gauguin vendette tutto e partì per la Polinesia, e successivamente, si stabilì definitivamente nelle Isole Marchesi, dove si spense l’8 maggio 1903.

Le sue opere, influenzate inizialmente dai pittori impressionisti in un primo momento, furono poi oggetto di influenze dell’arte giapponese: ricordavano le stampe a colori che circolavano in Europa a partire dalla metà dell’Ottocento. La sua pittura era un mix di tecniche diverse: dalla ineguagliabile cloisonnisme (la tecnica di contornare di nero cose e persone dipinte), alla bidimensionalità della pittura che toglie ogni illusionismo prospettico, Paul Gauguin ci regala un viaggio attraverso la sua vita, consacrandosi come uno dei più grandi pittori del post-impressionismo. Come lui stesso disse: “Innanzitutto, l’emozione”.