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By Gianluca Gramolazzi
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ART

Si crede che l’avanzamento tecnologico abbia fatto la felicità dell’uomo. Infatti, si ritiene che nel Neolitico questo progresso abbia portato a un intensificarsi della pace e della felicità degli individui. Non è possibile arrestare l’avanzamento, né tanto meno il progresso, perciò sono stati prodotti in maniera costante nuovi manufatti per il “benessere e la felicità”. Riteniamo ci sia ancora una relazione diretta tra il progresso e il benessere? Si può (o si deve) trovare una soluzione? A queste domande non ci sono risposte certe, ma almeno Mario Airò con Il mondo dei fanciulli ridenti, presso Vistamare studio, suggerisce una riappropriazione dell’immaginazione come fonte per una ritrovata felicità.

Gli esperti ipotizzano che nel Neolitico il grande ottimismo derivato dal benessere abbia portato a intendere i fenomeni atmosferici non come spaventosi, ma come atti creativi di rinnovamento: una tromba d’aria era, per esempio, l’atto sessuale tra il cielo e la terra. Nel piano inferiore della galleria si ritrovano piccoli monticelli di sabbia che ricordano dei formicai. Nella loro estremità superiore sono inseriti cucchiai per il miele, intrisi precedentemente nel colore. “Incubation place #3” sembra così ricordare allo spettatore la forza creativa, per questo erotica, dell’Arte e dell’immaginazione.

L’ottimismo era derivato anche dalla possibilità di erigere grandi opere monumentali, come ad esempio Stonehenge. Questo sentimento si potrebbe definire come un proto-positivismo, però intriso di delicatezza e ingenuità. Infatti, l’opera che dà il titolo alla mostra racchiude tutta la sua potenza e gli elementi appena descritti: la forma centrare è il corrispettivo del cursus, una zona tanto misteriosa quanto limitrofa al sopracitato monumento britannico. Da qui esce un tubo di ottone alla cui estremità spunta una calla. Il fiore crea un forte contrasto con il pavimento in PVC verde, lo stesso usato nei campi da calcio, conferendo a entrambi autorevolezza nel racconto di Airò. Si può così scoprire il punto di forza dell’artista, che non ha mai chiuso il proprio pensiero in rigide strutture formali, concedendosi la possibilità di spaziare per tematiche e modalità espressive.

Così, la mostra si permea di quello spirito ottimista del Neolitico, lasciando la possibilità di contrastare il cinismo contemporaneo. A questo proposito, sono le altre opere, “The Elegy of Whiteness” e “Anatoma tobeyioides”, a fare da collante tra le altre due: innanzitutto per l’estetica del corpo della lumaca di mare, elemento ricorrente in entrambi i lavori, la quale richiama le concrezioni sabbiose di alcuni ambienti marini e quindi alla componente “germinale”; in secondo luogo perché entrambe possiedono quel il senso di dolcezza e di speranza, che rimane inespresso nel resto della mostra. È proprio lì, in mezzo alla conchiglie che nascondono un libro o nella ricerca delle più piccole conchigliette, il sentimento più dolce che si potrebbe trovare: la liberazione dalle strutture del pensiero logico e la riacquisizione della potenza dell’immaginazione.

Mario Airò – Il mondo dei fanciulli ridenti
23 gennaio 2019 – marzo 2019

Vistamare Studio ,Viale Vittorio Veneto 30, Milano

Courtesy the artist and Vistamarestudio Milano.

Photo credits: Filippo Armellin

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