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Liu Bolin

liu bolin

 

Camaleontico ed eclettico. Questi due aggettivi definiscono perfettamente l’artista cinese Liu Bolin. Scultore, pittore, video maker, ma sopratutto, fotografo. Le sue celebri immagini sono la commistione di pittura, body art, performance e fotografia. E il risultato è sorprendente.

L’artista, grazie a un meticoloso lavoro di trucco, si mimetizza totalmente in un ambiente e realizza l’autoscatto della sua performance, facendola così diventare un’opera d’arte. In alcuni casi coinvolge anche altre persone che mimetizza a loro volta nel paesaggio circostante. Di fronte alle sue opere ci si perde, alla ricerca dell’indizio in più, come davanti a un rebus, o di fronte ad uno di quegli spettacoli mimetici che certi animali ci offrono in natura. E sembra sorprendente come possa in ogni nuova situazione confondersi e diventare parte integrante di un paesaggio fino a sparire. E percorrendo le sue opere ci si chiede anche cosa spinga l’artista realizzare queste immagini.

«Ho deciso di fondermi con l’ambiente – risponde il fotografo, che ha realizzato le sue opere in diversi paesaggi. Alcuni diranno che io scompaio nello sfondo, mentre io direi che è l’ambiente che ha preso possesso di me». Inoltre, prosegue specificando che «nello sviluppo della società cinese, abbiamo sperimentato alcuni movimenti contro l’umanità e eliminato menti delle persone in tutti gli strati sociali. Ho scelto di camuffare il mio corpo nell’ambiente perché in questo modo la gente presterà più attenzione allo sfondo sociale».

Un messaggio che lascia spazio a molteplici interpretazioni e che rafforza le sue opere come portatrici di una riflessione. Si allontana dunque dalla semplice bellezza delle sue foto e dal fascino dell’illusione ottica per offrire allo spettatore uni spunto di riflessione sull’individuo nella società odierna. Da quando ha iniziato a lavorare su questa serie, nel 2006, Bolin ha riscosso un forte successo a livello globale. Da allora le sue opere sono state esposte nelle gallerie più prestigiose del mondo, da Pechino a New York, passando per Parigi, Bruxelles, Shanghai e Milano. L’artista, non solo ha esposto, ma anche lavorato nei quattro angoli del globo realizzando le sue sorprendenti opere.

Tra le sue tappe non poteva mancare ovvimente il Belpaese dove ha scattato addirittura all’interno del Teatro La Scala di Milano. E proprio riguardo al nostro Paese ha l’idee chiare. «Nella mia mente l’Italia è il Paese delle meraviglie dell’arte. Ha una grande storia di civiltà e li ha avuto origine l’arte europea. In Italia sono stato accarezzato da 2mila anni di civiltà e di cultura. Amo l’Italia, mi piace molto». Una volta scoperto l’affascinante mondo di Liu Bolin non si può fare altro che seguirlo e provare a scovarlo tra la pensilina di un autobus o dietro le tradizionali lanterne cinesi, di fronte a una catasta di legno o affondato in una poltrona di teatro senza però dimenticare il messaggio che vuole lanciare. Un messaggio che guardare oltre le apparenze e al tempo stesso a sentirsi parte di una società e non un singolo individuo.

Testo: Marco Ferri