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Firenze si veste d’inchiostro. E’ andata in archivio la nona edizione della Florence Tattoo Convention: ed è stato un altro successo di visite

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Erano più di 300 i tatuatori presenti a questa nona edizione dedicata al magico universo dei tatuaggi: esponenti provenienti da tutto il globo si sono dati appuntamento nel capoluogo fiorentino per mostrare al grande pubblico l’arte di questa tecnica millenaria. In questi giorni a Firenze, la Fortezza da Basso (location d’eccezione usata anche da Pitti Immagine Uomo) è stata presa d’assalto da migliaia di visitatori amanti e non del mondo dei tattoo; perché i proseliti sono sempre più numerosi, ma anche i curiosi e gli “insospettabili” stanno facendo capolino in questa realtà sempre più “a portata di pelle”.

Ebbene, la pelle proprio come strumento per identificarsi e mostrarsi, dove l’inchiostro rappresenta la voce dell’anima e del cuore. La pensano così i grandi maestri che usano gli antichi strumenti tradizionali: niente macchinette elettriche, ma lunghi scalpelli (il metodo tebori) usati come penne per scrivere il corpo e tramandare messaggi.

 

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Nomi prestigiosi come l’americano Joe Capobianco (con le sue pin up in stile cartoon) oppure il tedesco Randy Engelhard, specializzato in ritratti realistici. Si continua con l’inglese Jo Harrison, amante dello stile orientale dai colori sgargianti rivisitati in chiave inglese, e il russo Ivan Hack, creatore di capolavori di altissima tecnica e precisione. Questi e tanti altri hanno portato a Firenze la loro visione creativa del concetto di tatuaggio.

Un percorso unico, a tratti estroso a tratti introspettivo, con un forte impatto psicologico: il tatuaggio rappresenta il vissuto di ogni persona che sceglie questa strada per aprirsi al mondo, per lasciare traccia di sé e per narrare la propria storia. Un segno che nel nostro tempo rappresenta qualcosa a cui aggrapparsi, a cui dare un senso. Un ornamento a cui si attribuisce importanza e che non si vuol dimenticare.

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La parola tattoo deriva dal samoano tatau che significa “segnare”: un segno, quindi, non solo oggettivo ma anche morale, un atto che molti considerano sacro e che purtroppo, viene preso troppo con leggerezza. La superficialità non è ammessa nel mondo di chi ama davvero questa arte. I grandi maestri sono tutti d’accordo: “Un tatuaggio è per sempre, chi lo cancella non ne è mai stato degno”.