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By Antonino Pezzo
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ART

È più che evidente che l’Italia possa far leva su un orgoglio artistico troppo spesso dimenticato e sottovalutato dal popolo: l’arte funeraria. Posto di norma ai confini territoriali di una città, è un genere d’arte che senz’altro gode di un risoluto rispetto da parte di tutti. Si tratta di una sacralità che si sprigiona nel silenzio, che si rivolta nel completo isolamento, estranea alle “cose del mondo”.

L’arte dell’immenso Cimitero Monumentale di Milano, inaugurata nel 1866, è sconfinata. La maestosità delle tombe è leggenda: vi è narrata la natura eterna dell’anima nell’istante in cui si eleva dal corpo e raggiunge l’immaterialità perenne.

La struttura cimiteriale, per via di un totale dominio della scultura, possiede un altissimo valore artistico. Essa è sorprendentemente eclettica e nel contempo riesce a conciliare richiami bizantini, gotici e romanici, verso una presenza di moderno sempre maggiore. Ci sono torri, templi greci, obelischi elaborati e statue di qualunque forma e misura.

Le tombe incarnano i defunti, i quali hanno diritto al ricordo, oppure rappresentano la scena di una nuova vita, nelle gioie del Paradiso, nella nebbia del Limbo, nell’orrore dell’Inferno. Non mancano i riferimenti alla venuta di Cristo o a passi biblici e del Vangelo. La tomba della famiglia Campari, ad esempio, riproduce l’Ultima Cena in un formato impressionante.

I marmi solenni ospitano anche nomi illustri del passato come Alessandro Manzoni o Salvatore Quasimodo. In sintesi, il genio creativo di noti scultori e architetti è stato alquanto magistrale ed ha regalato all’uomo pace ed eternità assolute. Al Monumentale non si ha quasi più paura della morte, perché ci si sente più vicini a Dio.