L’eterna musa: l’universo femminile tra ‘800 e ‘900

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By Alessandro Vivanti
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ART

Nell’elegante palazzina Liberty di Viareggio, dove ha sede il Centro Matteucci per l’Arte Moderna, viene presentata nella mostra curata da Giuliano Matteucci un’affascinante galleria di figure femminili: sono quaranta donne normali, di buona famiglia o popolane nei costumi dell’epoca, ma dove non manca nessuno dei modelli prevalentemente rappresentati tra ‘800 e ‘900.

Opere sceltissime, alcune mai esposte prima, da Fattori a Lega, da Hayez a Boldini, e ancora Induno, Favretto, D’Ancona, Casorati e Sironi e tanti altri, per formare una smagliante e cangiante galleria di personalità, ognuna a suo modo protagonista in una frazione di tempo e in un angolo di spazio.

Nessuno di questi modelli manca all’appello: l’eterna Eva si presenta di quadro in quadro in condizioni mutabile di status e di umore. Sono gli artisti, affiancati successivamente dai fotografi a dar conto delle trasformazioni della società italiana ed europea, sovente attraverso le metamorfosi della figura femminile, creando molteplici e differenti immagini di donne che rispecchiano i vari ruoli sociali effettivi o soltanto ambiti.

La moda è un tratto specifico del tempo che accompagna plasmando ogni figura femminile a seconda dell’epoca e del luogo e destinando a ognuna di esse la capigliatura adeguata, la ricchezza o la modestia delle stoffe degli abiti, le nudità più o meno esposte, sia in pose naturali sia con significati religiosi o plastici. Nel percorso espositivo s’incontrano donne decise come Elisabetta Charlé (vedova Bassi), ritratta nel 1829 superbamente da Francesco Hayez, con nelle mani il ritratto inciso del marito, sposato ad Amsterdam nel 1797; le popolane raffigurate nella Maternità di Induno, dove la donna è dipinta in uno spazio intimo e privato, con uno spirito più di rassegnazione che non di gioia per il dono di una nuova vita che porta in grembo. Fra i ritratti di figure femminili popolari, risaltano il Costume umbro di Filadelfo Simi del 1880 e la Ciociara di Plinio Nomellini.

Le grandi dame alto borghesi e aristocratiche – donne colte e ricercate negli usi e nei costumi -, risaltano nei ritratti della Signora russa di Giovanni Boldini e Bice con le rose di Filadelfo Simi e nell’elegante Ritratto della signorina Titta Elsa Guidacci di Silvestro Lega, che indossa un pesante colbacco alla russa impreziosito però da un girocollo di perle che risalta su un foulard rosso fuoco. Le dame svelate o spogliate sono rappresentate dal Nudo di Vito D’Ancona, pittore macchiaiolo, e ne La martire di Giovanni Colacicchi di più di ottant’anni dopo. I due dipinti di Felice Casorati degli anni ’50 del Novecento, Nudo nel paesaggio e Nudo con tenda rossa, mostrano i profili di schiena di una donna che diventa elemento compenetrante o nella dormeuse o nella tenda rossa di sfondo. Come conclude Cristina Acidini nel suo saggio del catalogo: “Infinite altre Eve e Muse continuano ad affollare i ranghi della pittura e dell’arte in generale, soggetti e oggetti dell’ispirazione sovente maschile, e continuano a eludere ogni classificazione, anche blanda e ingenua come quella che si è tentato qui di proporre. Perché qualsiasi donna può essere ed è al tempo stesso aristocratica e popolana, schietta e ambigua, trasparente e insondabile: «Sincera / come l’acqua di un fiume / di sera / trasparente eppur mi sembra nera», come cantava Bruno Lauzi in Amore caro amore bello.

L’ETERNA MUSA
L’universo femminile tra ‘800 e ‘900
Viareggio, Centro Matteucci per l’Arte Moderna
2 giugno – 3 novembre 2019

Mostra a cura di Giuliano Matteucci. Con interventi di Cristina Acidini e Camilla Testi