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By Alessandro Vivanti
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ART

Sigmund Freud affermava che “il sogno è la via regia che conduce all’inconscio”, poiché durante il sonno le resistenze perdono parte della loro efficacia, e ciò permette al materiale rimosso di tornare alla coscienza sotto forma di immagini oniriche. L’interpretazione dei sogni, è una delle opere di Sigmund Freud fondamentale per comprendere i due differenti movimenti artistici in scena nella mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo” ospitata dalla Fondazione Ferrero dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019. L’esposizione racconta infatti il Dadaismo, nato nel 1916 a Zurigo, durante il Primo conflitto mondiale – in terra neutrale elvetica – e capitanato dal poeta e saggista rumeno, origine ebraica, Tristan Tzara, pseudonimo di Samuel Rosenstocki, e il Surrealismo fondato da André Breton nel 1924, nel quale confluirono gran parte degli esponenti del variegato gruppo precedente, come Max Ernst, Hans Jean Arp, Marcel Duchamp, Man Ray, Francis Picabia. È proprio grazie alla pubblicazione di Freud che l’arte mutò il proprio campo d’azione e cominciò ad esplorare la mente umana focalizzandosi sull’inconscio, l’ironia, l’ambiguità e l’eros. Ma cosa poteva insegnare Freud ai surrealisti? Non solo l’apertura al sogno e all’inconscio, poiché già tali artisti usavano la scrittura automatica e praticavano l’automatismo in pittura con l’aiuto di sostanze ipnotiche come l’oppio e la cocaina – quest’ultima ampiamente elogiata proprio da Freud – e nemmeno con la sessualità pervasiva senza tabù, ma con l’humor, il sarcasmo, l’ipnosi, i tic, i lapsus e le anomalie psichiche.

Paul Delvaux, Les phases de la lune
photo Studio Tromp © by SIAE 2018

In questa esposizione particolarmente innovativa e per la prima volta giunta in Italia, possiamo godere della visione di opere del mondo onirico: troviamo i disegni preparatori e uno straordinario dipinto di Salvador Dalí ispirato al libro di Raymond Rousell New Impressions of Africa. Un’altra importantissima opera è quella dai Chants de Maldoror del Comte de Lautréamont, illustrati sia da Dalí sia da Magritte. Man Ray nell’opera L’enigme d’Isidore Ducasse, nascose invece una macchina da cucire Singer sotto la coperta di un’asse da stiro, forse un omaggio a Winnaretta Singer, grande mecenate del movimento e delle pellicole in mostra, ma certamente anche un tributo alla famosa massima di Lautréamont: “Bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello”. La parte della mostra dedicata ai “sogni” simboleggia una sorta di nuovo inizio dopo l’annichilimento e il rifiuto radicale dell’arte perpetrato dai dadaisti. Per questo motivo, la parola “sogno” significa qui libertà, spensieratezza, ma anche introspezione e penetrazione dell’inconscio. Tutto ciò si riflette nei dipinti di scenari sommersi di Yves Tanguy, nelle creazioni visionarie di Victor Brauner, nelle bambole sadomasochistiche di Hans Bellmer, nelle fotografie di Claude Cahun, e nelle teche di un poeta-artigiano quale Joseph Cornell.

Francis Picabia, Egoism 1947 – 1950 & Giorgio de Chirico, Il trovatore
photo Studio Tromp © by SIAE 2018

Il curatore Marco Vallora spiega: “In un’esposizione profondamente ragionata e articolata, la Fondazione Ferrero presenta una nuova mostra internazionale in occasione del suo appuntamento biennale con la grande arte. Questa mostra unica nel suo genere si distingue da quelle precedenti, in quanto include anche libri, poesie e riviste, tutti legati ai due movimenti, insieme a opere pittoriche e scultoree innovative e spesso rivoluzionarie, altamente evocative e di grande rilevanza storica“. Grazie alle opere concesse in prestito dal Museo Boijmans Van Beuningen, sono esposte tre versioni diverse delle Boîtes “scatole” di Marcel Duchamp (La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif). A partire dagli anni ‘30 del Novecento, Duchamp cessò di essere un artista, diventando all’apparenza un semplice giocatore di scacchi e, in queste scatole ripose tutta la sua scandalosa oeuvre, mosso dall’intento polemico e sarcastico di distruggere l’idea di genio artistico, rimpiazzando la pomposa esposizione museale con una semplice valigetta, pronta a seguire il suo nomadismo costituzionale e la sua caustica, corrosiva ironia.

René Magritte, Le maison de verre
photo Studio Tromp © by SIAE 2018

Attraverso la parola shock “nulla”, il titolo della mostra mira a sorprendere e affascinare e anche a perseguire uno dei capisaldi più radicali del programma dadaista, non solo basato sul caso e sul rifiuto del concetto di artista onnipotente e maestro padrone della sua opera. Il Dadaismo seguì altresì le regole dell’azzardo e del gioco, e in particolare, protese verso la negazione dell’arte stessa, il rigetto della bellezza da museo, e con i suoi ready-made, verso il rifiuto dell’arte decorativa e rassicurante. Al contrario, l’opera d’arte, che ormai non è quasi più né un’opera né arte, deve suscitare sentimenti d’inquietudine, turbamento e in particolare, insinuare dubbi nello spettatore. Chi non sognerebbe di potersi sedere sulle labbra sensuali, sulla bocca di una sex symbol come il “Mae West Lips Sofa” (Divano-labbra di Mae West), di Salvador Dalì, qui esposto con un esemplare del 1938, prodotto dalla ditta inglese Green & Abbot. Tutto questo proviene dal Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, che vanta una vastissima collezione di capolavori d’arte, con una panoramica completa sull’arte dall’Alto Medioevo sino ai giorni nostri. Ciò significa compiere un viaggio completo nella storia dell’arte mondiale.

Dal nulla al sogno
Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen

Fondazione Ferrero
Strada di mezzo, 44
12051 – Alba (Cuneo) Italia

dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019
Ingresso libero

Orari di apertura:
Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 15:00 – 19:00
Sabato e domenica: 10:00 – 19:00
Chiuso il martedì e 24-25-31 dicembre 2018, 1 gennaio 2019