52 Places To Go: le mete più belle secondo il NY Times
16 Gennaio 2019
YOU: amore e ossessione nell’era social
17 Gennaio 2019

By Redazione
17 Gennaio 2019

ART

Negli ultimi anni il potere delle immagini si sta riducendo sempre di più. Per questo si inorridisce poco davanti ai corpi esanimi inseriti nelle pagine dei giornali oppure poco agiscono su di noi le immagini pornografiche, tanto da spingere i creatori a concepirle in maniera più feticizzata. Questo effetto è lo stesso che ci permette di ignorare la maggior parte dei cartelloni pubblicitari che vediamo lungo la strada durante gli spostamenti verso e dentro la città: l’individuo è anestetizzato perché la nostra soglia percettiva tutela il cervello da un afflusso troppo elevato di informazioni.

Su queste tematiche verte anche Lament of the Images, l’ultima mostra di Alfredo Jaar (Santiago del Cile, 1956) presso la galleria Lia Rumma. L’esposizione presenta un corpo di opere esiguo, ma fonte continua di interrogativi sulla leggibilità delle immagini nel contesto della cultura e della politica. Infatti, WHAT NEED IN THERE TO WEEP OVER PARTS OF LIFE? THE WHOLE OF IT CALLS FOR TEARS (che bisogno c’è di piangere momenti della vita? La vita intera è degna di pianto, ndr), un grande neon rosso, accoglie lo spettatore, rivelandogli alcuni elementi che lo accompagneranno lungo tutti i tre piani della galleria, ossia la luce e l’atto della resistenza. Il titolo dell’opera è ripreso dal De Consolatione ad Marciam di Seneca, il quale scrive a Marcia per consolarla rispetto alla morte del figlio. In questo caso, la resistenza non è solamente nei confronti della vita perché il rosso si associa alla sinistra italiana, la quale sta soccombendo all’avanzamento di movimenti di destra. Con The Sound of Silence l’artista presenta sei piccoli light box, ritraenti le foto del fotoreporter olandese Koen Wessing scattate in Nicaragua nel 1978, e una proiezione. Quest’ultima è emblematica in quanto rappresenta il momento in cui le figlie di un contadino ucciso dal regime di Somoza vengono a sapere della morte del padre. Le due, centrali allo schermo, gradualmente scompaiono: è questo il processo che viene applicato a ogni immagine poiché da espressione universale di un sentimento viene svalutata, si degrada fino a svuotarsi completamente di senso.

Apice della rappresentazione delle modalità di fruizione delle immagini nella cultura contemporanea è Lament of the Images: due tavoli fotografici luminosi che si avvicinano gradualmente fino a toccarsi, per poi allontanarsi di nuovo. Questi, idealmente, avrebbero dovuto essere utilizzati per guardare molti negativi, ma in questo caso sono vuoti. Si è tanto abituati a vedere, da non guardare più.

Le immagini hanno la capacità di comunicare in maniera rapida un concetto però, in virtù della loro bidimensionalità, devono essere attivate dallo spettatore perché possano esprimere tutta la loro potenza. Proprio come le figlie del contadino del Nicaragua, possono essere il tramite per trasmettere emozioni che si fanno condivise, oppure possono completamente diventare invisibili: la scelta rappresenta quello che viene definito come resistenza.

 

A cura di Gianluca Gramolazzi